SERIE 1
Stone lascia Varese di... sasso
Silenzio dall’ex Venezia, l’Openjobletis cambia strategia. Idea Sebastian Telfair

Varese e Julyan Stone, questo matrimonio non si ha da fare. La guardia statunitense ha posticipato ulteriormente la sua decisione in merito alla proposta contrattuale recapitatagli dalla Openjobmetis, che aveva messo nero su bianco tutte le condizioni accettate verbalmente dal giocatore. Ma giovedì 7 il giocatore del 1988 ha nuovamente preso tempo per riflettere se lasciare o meno il Gaziantep.
Che la ragione dell’impasse possa essere legata da ulteriori - ma per ora soltanto ipotetiche - sirene da parte di club italiani più ambiziosi di Varese (escluso un ritorno di fiamma da parte di Venezia, si mormora di sondaggi da parte di Sassari) oppure l’effetto del ritorno nelle rotazioni del nuovo coach Dedos in FIBA Cup, poco importa alla società di piazza Monte Grappa. Che a questo punto ha lasciato cadere la pista Stone, avendo bisogno di un innesto in tempi rapidi anche alla luce dell’infortunio di Daniele Cavaliero.
Scartato comunque un ritorno sulla pista Sundiata Gaines, definitivamente archiviata al pari di quella per Kenny Hasbrouck, che anche con l’eventuale arrivo di Ukic resterebbe egualmente a Cantù come “straniero di coppa”.
E non sembrano elevate neppure le quotazioni per un ritorno in biancorosso di Rok Stipcevic.
Prima di tutto perché la sua partenza da Sassari è al momento attuale soltanto un “rumor” che non trova seguito sull’effettiva disponibilità del giocatore sul mercato (eventualmente in uscita se e quando il Banco Sardegna inserirà un altro playmaker).
E in secondo luogo, l’eventuale coppia Stipcevic-Wayns non convince Paolo Moretti, soprattutto alla luce della taglia fisica limitata di entrambi nell’ottica degli accoppiamenti difensivi perimetrali. Dunque si torna a scandagliare il mercato, valutando a tutto campo i free agent per le ragioni più disparate (l’ex romano Darius Washington o Nolan Smith) o i giocatori in uscita dall’Europa (D.J. Newbill da Villeurbanne). Ma tra i nomi proposti, il più affascinante - sia pure con diverse riserve - sarebbe quello di Sebastian Telfair.
Il 30enne playmaker americano, superstar dei playground di New York da liceale con tanto di libro e documentario sulla storia, passato direttamente in NBA a 18 anni senza però lasciare il segno tra i professionisti come il cugino Stephon Marbury (8 squadre in 11 stagioni con 7,3 punti di media in 564 partite; l’ultima tappa a 8.4 punti e 2.8 assist lo scorso anno a Oklahoma City), è un elemento di indiscutibile talento offensivo che potrebbe accendere l’attacco dell’Openjobmetis come Jerome Dyson ha fatto con Torino e Austin Daye ha fatto con Pesaro.
Il “lato B” della pista Telfair riguarda la totale assenza di esperienza europea (fuori dalla NBA ha giocato in Cina nel 2013-14 e nel 2014-15), la lunga inattività di quasi 12 mesi dopo aver chiuso la sua esperienza con gli Xinjiang Flying Tigers, e la necessità di affidargli in mano più o meno ad occhi chiusi le chiavi della squadra.
Potrebbe essere un colpaccio, se e solo se Telfair volesse costruirsi una carriera europea partendo da Varese come accadde lo scorso anno per Eric Maynor: due mesi fa ci aveva provato senza esito Torino, le verifiche in atto su costi e condizioni di forma diranno se l’ipotesi può prendere corpo.
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