PROTESTA
Bimba disabile, odissea in stazione
Studentessa delle medie in trasferta verso Expo portata in braccio al binario; la carrozzina trasportata dagli insegnanti. Al ritorno la decisione di scrivere una dura lettera a Prealpina: "E' un Paese civile quello in cui un disabile non può spostarsi?"

Non bastava il triste caso del disabile che la scorsa settimana ha dovuto saltellare su una gamba sola per le scale, fino al binario che gli permetteva di andare e tornare da Rho Fiera Expo. Questa volta è toccato a una classe della scuola media Bellotti sperimentare l’assenza totale di assistenza alla stazione delle Ferrovie dello Stato per chi si muove su una sedia a rotelle. Una ragazzina ha dovuto essere portata in braccio mentre gli insegnanti sollevavano a braccia la carrozzina. «Una triste esperienza», commenta la preside Laura Ceresa. «Una storia indegna di un paese civile», scrivono alunni e professori. La lettera è chiara. E le Fs ammettono: «Busto Arsizio non è nel circuito della “sala blu”, il sistema che permette di chiamare entro dodici ore dalla partenza e di far spostare il treno al binario privo di barriere». Non è chiaro perché le cose vadano così. Di certo c’è che in stazione mancano ascensore, montascale o altri sistemi di assistenza.
La lettera è stata scritta da venti alunni di una classe seconda. Venerdì 2 ottobre sono andati a Expo in treno, «mezzo più comodo ed economico» per aggiungere il sito. «Ci siamo accorti che qui non esiste neppure un montasale come quello che abbiamo a scuola - raccontano – Per raggiungere il binario, la nostra amica è stata presa in braccio da un papà, mentre altre due persone hanno dovuto caricare la sedia a rotelle. Il treno aveva degli altissimi gradini ed era sprovvisto di una pedana per i disabili. Quindi, abbiamo dovuto arrangiarci. Nella ricca Lombardia, regione al top per servizi e infrastrutture». Al ritorno, è stata la stessa mamma della ragazzina a doverla prendere in braccio mentre due insegnanti trasportavano la carrozzina. «Ci chiediamo se sia un Paese civile questo in cui un disabile non possa da solo muoversi ed essere libero di spostarsi in modo autonomo – continua la lettera – Le ferrovie, alla nostra richiesta, hanno proposto di far partire la ragazza da Gallarate, con evidente grave disagio della famiglia e con la consapevolezza di lasciare la nostra amica da sola. Ma avevano assicurato che il treno con la pedana ci sarebbe stato, come scritto nella prenotazione e confermato dal bigliettaio». Qualcuno ha poi parlato di sala blu, ma di fatto non era stata proposta perché Busto non fornisce quel servizio, altrove efficace.
I ragazzi sono sdegnati: «Non saremo ascoltati perché siamo piccoli, ma riteniamo tutto ciò ingiusto e indegno di un Paese come il nostro». Chiedono l’eliminazione delle barriere e citano il decreto che prevede nelle stazioni “passerelle, rampe mobili o altri idonei mezzi di elevazione”. Il loro grazie va all’agente di polizia e al soldato che a Rho hanno dato una mano per facilitare il ritorno. I ragazzi evidenziano che all’amica non è mai mancato il sorriso, ma la rabbia resta notevole. Rete ferroviaria italiana promette interventi risolutivi: «Abbiamo molto a cuore il problema disabilità. Un piano di investimenti prevede di abbattere le barriere in tutte le stazioni, ma ci vogliono risorse. Partiamo dalle stazioni principali, piano piano arriveremo a tutte».
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